Cosa succede se la FED alza i tassi?

Quali sarebbero gli impatti sui mercati qualora la FED decida di alzare i tassi? Chi ne risentirebbe e quali sono le strategie da seguire?

Negli ultimi giorni abbiamo assistito ad un generalizzato rialzo dei rendimenti dei Titoli di Stato europei.

E’ una situazione che potrebbe ripresentarsi se la Federal Reserve (FED), ovvero la Banca Centrale degli Stati Uniti, decidesse di alzare i tassi di interesse.

Quale è lo scenario?

Una cosa è certa: i tassi prima o poi saliranno.

Ed è proprio questo il dubbio: quali tempistiche verranno scelte dalla FED, per ritornare ad una politica di rialzo dei tassi di interesse?

Nei giorni scorsi, un membro della FED, Charles Evans, ha dichiarato che un rialzo dei tassi può essere deciso in ogni incontro della FED.

Nulla di che, perchè è semplicemente una sacrosanta verità: in molti, tuttavia, hanno visto in questa dichiarazione un messaggio del tipo: “da ora in poi in ogni riunione ci sarà un dibattito al proposito”.

Tutto questo rafforzato dal fatto che, sempre Charles Evans, ha dichiarato che comunque lui aspetterebbe il 2016. Come dire: io aspetterei, gli altri non so.

I rendimenti dei Titoli di Stato europei sono cresciuti anche e soprattutto per i timori legati alla Grecia, ma non è da escludere che questi rumors da oltre-oceano abbiano fatto la loro parte.

In ogni caso, indipendentemente dal quando, un rialzo dei tassi USA porterebbe di riflesso un rialzo dei rendimenti anche sui titoli europei, e non si sa quanto la mano della BCE, con il suo Quantitative Easing, potrà tenere a freno.

Sicuramente molti investitori comprerebbero i Titoli di Stato USA, che, con un rendimento maggiore e rischio paese quasi nullo, sarebbero preferibili alle obbligazioni europee.

Scommettendo poi sul fatto che l’Euro (forse) non si apprezzerà sul dollaro, il gioco è fatto: chi ora ha titoli europei potrebbe farci un pensierino.

Una fuga dai titoli europei, porterebbe quindi ad un ribasso delle quotazioni.

Come comportarsi?

Se pensate di evitare il crollo istantaneo delle quotazioni e di vendere un attimo prima, è pura utopia.

Le borse, prima che sulle notizie, si muovono sui rumors e sulle dichiarazioni.

L’ultimo esempio, di una serie infinita: la scorsa settimana, e precisamente il 6 maggio 2015, Janel Yellen (presidente della FED, immagine in alto nell’articolo) in un intervento al fianco di Christine Lagarde (direttore del Fondo Monetario Internazionale), parlando di bassi tassi di interesse ha anche detto che “le quotazioni dei mercati sembrano un pochino alte” (traduzione confidenziale, ma reale).

Sarà un caso, ma immediatamente le borse mondiali hanno ritracciato e chiuso al ribasso. Anche gli indici USA, che al momento guadagnavano, hanno chiuso in territorio negativo.

Occorre quindi pensare preventivamente allo scenario.

Per coloro che sono esposti sul mercato obbligazionario è caldamente consigliato rimanere su durate brevi.

In caso di ritracciamento infatti, sono le quotazioni delle obbligazioni lunghe che oscillano pesantemente. I Titoli a scadenza più ravvicinata non soffrono più di tanto.

Se avete comprato delle obbligazioni con l’intenzione di portarle a scadenza, non avete invece nessun problema: indipendentemente dalle oscillazioni, il prezzo di rimborso sarà sempre quello originario (salvo default dell’emittente).

Se non possedete Titoli di Stato e non sapete se comprarli, tenete conto comunque delle considerazioni precedenti: comprate obbligazioni a breve durata, oppure approfittate di cali delle quotazioni per acquistare obbligazioni più lunghe (specialmente se volete portarle a scadenza).

  

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