La crisi del 2007, vista dieci anni dopo

Sono passati 10 anni dalla grande recessione del 2007. Come hai gestito i tuoi investimenti in quel periodo ? Lezioni dal passato per affrontare nuove sfide

Se investi in borsa da più di 10 anni, sicuramente non avrai dimenticato il clima che si respirava nel 2007, quando prendeva corpo la crisi del mercato immobiliare americano, sfociata poi nella bolla dei mutui subprime.

E’ stata ribattezzata “La grande recessione” per gli impatti devastanti che ne seguirono, non solo a livello borsistico.

Nel 2008, praticamente tutti i listini mondiali lasciarono sul campo il 50% del loro valore (chi più chi meno). Solo nei primi mesi del 2009 si cominciarono a vedere i primi rimbalzi delle quotazioni. Chiaramente, non tutti seppero coglierli, perchè ancora sotto shock per le ingenti perdite dei mesi prima.

L’opportunità dietro la crisi

E’ facile parlare ora, a un decennio di distanza, di come sarebbe stato meglio affrontare quei momenti, ma è doveroso farlo perchè, prima o poi, avverrà una nuova importante correzione al ribasso dei listini.

La cattiva notizia è che nessuno ha la formula magica per capire l’esatto momento per uscire dai mercati.

La buona notizia è che ci sono tante strategie per mitigare i danni, cogliendo occasioni a volte irripetibili per acquistare a prezzi molto bassi.

Chi guarda il bicchiere mezzo vuoto, vi dirà che a cavallo del 2008 le perdite sono state di almeno il 50% su tutti i listini mondiali. Chi guarda il lato positivo, vi dirà che dai minimi del 2009 ad oggi, ci sono stati indici che hanno triplicato il loro valore.

Prendiamo come estremi di riferimento Dicembre 2007 e Gennaio 2009, che non corrispondono esattamente ai massimi e minimi dei listini, ma rendono l’idea di cosa accadde.

Andamento principali indici mondiali, 2007-2009-2017

Andamento principali indici mondiali, 2007-2009-2017

E’ interessante notare che ci sono indici che, a dieci anni di distanza hanno superato brillantemente la crisi e quotano ben oltre i valori di fine 2007 (senza contare i dividendi distribuiti).

Altrettanto interessante (eufemismo) è vedere come l’indice FTSE MIB abbia avuto una crescita praticamente nulla rispetto agli altri listini.

Come si sono comportati gli investitori?

Non è un caso se negli ultimi anni, i principali e più importanti studi in ambito economico si sono focalizzati sulla finanza comportamentale.

Saper gestire situazioni di shock è importantissimo. Non basta avere le conoscenze tecniche per costruire il proprio portafoglio, se l’emotività ti porta a mandare tutto in fumo.

Volendo semplificare, possiamo identificare 3 tipologie di investitori, alle prese con la Grande Recessione.

L’investitore timoroso

E’ colui che ha paura di ogni correzione dei mercati.

Magari è scappato via quando le quotazioni cominciavano a crollare, ignorando gli orizzonti temporali di investimento che aveva fissato. Gli è andata bene perchè non ha perso eccessivamente, ma quasi sicuramente non è stato poi in grado di rientrare sui mercati.

E’ possibile che, per gli anni a seguire, abbia prediletto obbligazioni e conti deposito per parcheggiare gran parte della liquidità, perdendo così i rialzi successivi.

Peggio ancora è andata all’investitore timoroso che ha ceduto solo all’ultimo. Ha sempre sperato in un rimbalzo, ha aspettato tutto il 2008, ma vedeva inesorabilmente crollare le quotazioni. Non ce l’ha fatta più e ha venduto tutto quando, ma non lo sapeva, il peggio era passato.

Ha perso, se va bene, circa il 50% del proprio denaro.

L’investitore saggio

Costanza, organizzazione e sangue freddo: lui ha saputo gestire al meglio la situazione, perchè sa quali sono le strategie corrette.

Non importa in che momento è entrato sul mercato, perchè le strategie sono sempre le stesse e sempre valide.

Innanzitutto sa che l’investimento azionario è da valutarsi sul lungo periodo. Poichè l’orizzonte temporale è così ampio, è normale che le quotazioni possano subire temporanei scossoni al ribasso, ma non è un problema: è una occasione per comprare a prezzi più bassi.

Comprare a prezzi bassi non significa ostinarsi e continuare imperterriti negli acquisti. E’ semplicemente il naturale sviluppo del Piano di Accumulo del capitale (o PAC): acquistando ad intervalli regolari, anche senza conoscere le dinamiche dei mercati, si ha la certezza di mediare i prezzi di acquisto.

L’investitore saggio, se non ha bisogno di flussi periodici di entrate, sa che, scegliendo strumenti che capitalizzano i dividendi, otterrà un risultato finale ancora più positivo (perchè evita di pagare le tasse ad ogni accredito di dividendo).

Per ultimo, predilige strumenti con costi di gestione bassi (ETF), senza commissioni in fase di sottoscrizione e di versamenti successivi.

L’investitore furbo (e fortunato)

E’ colui che è uscito quando le quotazioni crollavano (in questo è stato timoroso), ma ha prontamente ripreso una posizione sui mercati quando i cali delle quotazioni erano ormai ingenti.

Come ha fatto a capire quando entrare? Sicuramente non esistono mezzi per scoprire quando è tempo di buttarsi nuovamente sui mercati (ed è per questo che è stato fortunato).

Molto probabilmente non sarà entrato quando il mercato era esattamente ai minimi, ma magari ha sbagliato di poco. Semplicemente ha appurato che perdite dell’ordine del 40% annuo sui mercati sviluppati erano da considerarsi una eccezione. Sicuramente si trattava di prezzi di saldo, che prima o poi sarebbero risaliti.

Chi ha fatto questo, puntando ovviamente su panieri diversificati a livello mondiale, ha portato a casa guadagni forse irripetibili (vedi periodo 2009-2017).

Come comportarsi la prossima volta?

Non c’è nulla di nuovo, nulla da scoprire: la gestione consigliata è sempre quella dell’investitore saggio, con in più, perchè no, un pizzico di furbizia nel capire quando si sta per raggiungere il fondo.

Sentirai nuovamente dire che “Questa volta è diverso“, ma non temere, la storia tenderà a ripetersi.

E’ banale utilizzare frasi fatte, per lenire le sofferenze post scoppio di una bolla, ma non è del tutto sbagliato. Quando nel 2008 tutto sembrava distruggersi, alzi la mano chi pensava che lo avrebbero atteso ben 8 anni (e forse altri) di mercati all’insegna del toro più scatenato, con un guadagno percentuale complessivo a tre cifre.

Se ti va, in uno slancio di amarcord, di rivisitare quei momenti di ormai un decennio fa, ci sono ottimi libri e film.

  
  
  

2 Commenti

  1. Riccardo Michelutti 29 ottobre 2017
  2. Agostino Carbone 29 ottobre 2017

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