La tentazione dei Treasury decennali al 3%

Il rendimento del Titolo di Stato USA a 10 anni ha sforato la soglia psicologica del 3%. Come può comportarsi un piccolo investitore e come difendersi?

Sono anni che vado sempre al solito supermercato. Soprattutto per la spesa alimentare, lo trovo fornito e mediamente conveniente.

Non come la gastronomia a fianco che, per carità, offre una qualità sicuramente eccelsa, ma ha dei prezzi veramente alti. Ormai ci passo davanti e nemmeno sbircio per vedere cosa hanno.

Non ci avrei sbirciato nemmeno la settimana scorsa, ma quella folla di gente all’ingresso mi ha incuriosito…

Incredibile ma vero, c’erano i saldi. Magari per certi aspetti conveniva ancora il vecchio caro supermercato, ma chi mi poteva dare quella qualità a quei prezzi?

La soglia psicologica del 3%

Il 25 aprile scorso, in borsa, è accaduto qualcosa di simile.

Molti operatori di mercato hanno notato quella gastronomia statunitense: vendeva i Treasury decennali ad un prezzo ribassato, che garantiva il 3% annuo.

I Treasury sono i Titoli di Stato degli USA e, nel caso del decennale, il rendimento ormai viaggia sui massimi di oltre un anno, intorno al 3%.

treasury-10-anni-25-aprile-2018

Nel momento in cui leggerai l’articolo, non so quale sarà la situazione. Può essere che:

  • tutto sia come ora
  • la gastronomia abbia leggermente ri-alzato i prezzi.
  • il supermarket abbia ceduto alla concorrenza e ridotto i prezzi.

Poco importa. Indipendentemente da dove troverai il crudo in offerta, il concetto è un altro.

Nei prossimi mesi sarà la normalità vedere i rendimenti delle obbligazioni USA sopra una soglia che le renderà appetibili.

Nel passato recente, era impossibile trovare tali rendimenti a fronte di un rischio emittente praticamente nullo.

Quali possono essere gli effetti sui mercati?

Quante volte avrai rimpianto quei bei tempi in cui, senza alcuna fatica, ti portavi a casa un buon rendimento privo di rischio.

Negli USA quei tempi sono tornati. Anche i titoli a brevissima durata sono veramente interessanti: nel momento in cui scrivo, il Treasury a 12 mesi offre un rendimento del 2,2%, quello a 6 mesi del 2% annuo.

In questa situazione, non c’è da sorprendersi se qualcuno sceglie di ridurre la quota azionaria in favore di un bel risk-free.

Flight to Quality
E’ il termine tecnico che esprime quanto ci siamo già detti. E’ lo spostamento del denaro su asset qualitativamente migliori in termini di rapporto rischio/rendimento.

Inutile dire che, se sposto il denaro io, non succede nulla. Se invece lo spostano le grandi case di investimento, fondi istituzionali e pensionistici, ovviamente i mercati azionari, più volatili, ne risentono.

Come comportarsi?

L’ultima volta che i Treasury a 10 anni hanno superato il 3%, si è verificato uno scarico importante soprattutto sui mercati emergenti. Era il 2014, ma fu una situazione particolare: i tassi di riferimento della FED erano ancora allo 0-0,25% e i rendimenti schizzarono per effetto del tapering (ovvero della riduzione delle iniezioni di liquidità).

Oggi è una situazione più controllata: la FED ha avviato un processo di rialzo dei tassi di riferimento. Adesso siamo a 1,50-1,75% e sono previsti ulteriori rialzi già nel 2018 e nel 2019 (alcuni prevedono di arrivare anche a 3%).

Sarà quindi ovvio che i rendimenti dei Titoli di Stato USA continueranno a salire (e di conseguenza le quotazioni scenderanno).

Un investitore in area Euro può sfruttare ben poco questa occasione.

Nulla vieta di investire in Treasury, ma ovviamente il rischio cambio è da tenere in seria considerazione. Un indebolimento del dollaro andrebbe ad annientare ogni speranza di guadagno per chi investe in euro.

Il problema serio, per noi, sarebbe se i mercati cominciassero a crollare, anche in Europa. A quel punto noi non avremmo la valvola di sfogo obbligazionaria come i nostri amici degli USA.

I mercati europei, da inizio anno, vivono momenti di luce ed ombra. C’è il sentore che qualcosa di brutto prima o poi accadrà, ma per il momento si continua a galleggiare.

Non è un caso che in questo 2018, in Italia, si stia registrando un boom di investimenti su conti deposito. I ritorni sono molto risicati, ma per lo meno superiori a quelli dei BTP brevi che hanno ancora rendimenti negativi.

Non è la soluzione che amiamo, ma per chi cerca un porto sicuro, oggi non c’è alternativa.

E mentre noi ci preoccupiamo, il nostro indice FTSE MIB è tra i top d’Europa con un rendimento del +9,4% da inizio anno. Senza governo. Ma con i soldi dei PIR. Quanto durerà?

  
  
  

Aggiungi commento