L’evoluzione del Bitcoin

L'evoluzione del Bitcoin - Valutazioni, capitalizzazione e prospettive

Matteo Comoglio

Il Bitcoin è la cripto valuta più famosa e costosa in circolazione. Con cripto valuta si intende non solo la moneta, ma anche il sistema di scambio di quest’ultima, che quindi può essere gestita senza un ente istituzionale terzo (una banca, o una società di carte di credito o di servizi finanziari). Le cripto valute di ultima generazione (come Cardano Ava) sono anche in grado di integrare dei contratti, ovvero delle condizioni per cui il pagamento viene eseguito in certi termini e tempi.

Le cripto valute si basano su algoritmi detti blockchain. Questi vengono eseguiti dalla rete di computer connessi, che è in grado di verificare in modo diffuso la transazione, quindi approvarla e registrarla. Gli algoritmi blockchain hanno molte applicazioni, grazie al loro livello di sicurezza sono ottimi per la tracciabilità.

Come accennato sopra le cripto valute in circolazione sono tantissime e distinguibili in 3 generazioni (sotto solo le più famose):

Gen.1 -> Bitcoin.

Gen.2 -> Ethereum

Gen.3 -> Cardano Ava

I Bitcoin ed i suoi fratelli e sorelle sono stati generati grazie all’evoluzione della tecnologia criptografica, che ha fatto evolvere i codici. Si tratta quindi di una sorta di aggiornamento software o versioni 2.0 o 3.0.

Via via che le generazioni sono cresciute, i programmatori hanno cercato di risolvere o potenziare la tecnologia del Bitcoin, sotto alcuni esempi.

  1. Il bitcoin è “lento”: riesce a processare solo 7 transazioni al secondo, quindi i pagamenti non sono “real-time” (specialmente se ne si immagina un uso di massa).
  2. Il numero di Bitcoin totale è limitato a circa 21 milioni. Non c’ è inoltre modo di recuperare i Bitcoin persi (se perdete la password del vostro portafogli virtuale avete perso i vostri Bitcoin!). Si stima che circa il 20% dei bitcoin non può/potrà essere utilizzato, perché il proprietario non e’ in grado di operare il portafogli digitale. Probabilmente non circoleranno mai più di 14 – 18.5 milioni di Bitcoin1.
  3. La tecnologia del Bitcoin non gestisce i contratti.

Il Bitcoin per certi aspetti: disponibilità limitata, lentezza delle transazioni, impossibilità di gestire i contratti, si avvicina più all’oro che ad una moneta vera e propria… o no?

Guarda cosa ne pensavamo nel 2013

Guarda come investire in Bitcoin con ETC


1  Secondo varie stime di vari analisti tra i quali Chaialysis e Timothy Peterson

Il contesto e la capitalizzazione del Bitcoin

Il Bitcoin è sempre stato affetto da un significativo tratto speculativo, con un andamento altalenante e pieno di volatilità. La situazione è però cambiata nel tempo, e sta ancora cambiando.

Vediamo di mettere un po’ di numeri in ordine.

Iniziamo dunque a vedere come le cripto valute, ed il bitcoin, si posizionano rispetto ad altri investimenti e macro dati2 (alla data 06.03.2021).

Il bitcoin ha una capitalizzazione di 0.91 T USD, il che significa 1/10 dell’oro (bene rifugio per eccellenza). Vale 1/2 di Apple (la società a più alta capitalizzazione mondiale, insieme a Saudi Aramco). Le altre criptovalute sono decisamente meno capitalizzate, in ogni caso le prime tre (sopra nel grafico) costituisco più del 70% del totale.

Vediamo ora l’andamento del prezzo negli anni, per renderci conto di quanto è stata grande la volatilità e le oscillazioni3. I dati sono anche qui aggiornati al 06/03/2021 quando il valore di 1 bitcoin era di 48.916,16 USD.

 

Il prezzo è salito più volte in modo esponenziale per poi perdere valore nell’arco di 10-12 mesi successivi. I volumi di scambio hanno iniziato ad essere rilevanti dal 2018 in avanti, passando dall’ordine delle migliaia al mese ai milioni. Vale la pena ricordare che il Bitcoin (immediatamente dopo il suo rilascio nel 2009) aveva praticamente valore 0 USD. Nel 2010 il prezzo più alto registrato fu di 0,39 USD, oggi il prezzo si aggira su i 50.000 USD, non stiamo a calcolare l’incremento % per decenza.

La febbre da Bitcoin è però salita nel 2020 per poi culminare nelle ultime settimane. Cerchiamo di capire cosa sia successo nell’ultimo anno, utilizzando gli studi di Ark Investment Found.

Come si vede dal grafico sopra, sono successe alcune cose che hanno alimentato il prezzo e solidificato il trend:

1. Ingresso in Bitcoin di investitori fuori dal circolo tech (Paul Tudor) come hedge sull’inflazione (ruolo generalmente coperto dall’oro)

2. Conversione in Bitcoin di parte della cassa di grosse aziende (ultima ricordiamo Tesla nel 2021)

3. Più e più servizi disponibili per compare e vendere Bitcoin, con l’allargamento dei soggetti coinvolti.

Per quanto riguarda la volatilità, ci sono anche qui elementi positivi. I maggiori volumi di scambio dal 2018 in avanti, l’ingresso di investitori istituzionali, l’incremento dei soggetti coinvolti, riducono l’effetto delle manovre speculative ed il rischio bolla.

Nei grafici sopra si vedono due cose molto importanti rispetto alla volatilità potenziale futura:

  • Gli investitori istituzionali o più propensi al lungo periodo stanno entrando in Bitcoin. Quasi il 60% dei proprietari li mantiene per più di un anno (ed il trend è in crescita). Va ricordato che in tale statistica sono inclusi anche i Bitcoin persi, in ogni caso il dato rimane ancora valido ed indicativo del trend.
  • La crescita del prezzo nell’ultima parte del 2020 non è stata alimentata dalla una corsa di neofiti. L’andamento del prezzo è disaccoppiato dal volume di ricerca sui maggiori “search engine”. Nemmeno questo è un dato incontrovertibile, ma sicuramente un indicatore interessante (dal 2018 in avanti il Bitcoin è molto più noto al grande pubblico).

2  Grafico di elaborazione propri su dati: 8marketcap.com (dati di oro ed argento) companiermarketcap.com (capitalizzazione totale azionaria) statisticstimes.com (dati sul PIL mondiale)

3  fonte: https://www.coindesk.com/price/bitcoin

Analisi e conclusioni

Alla luce di quanto visto, possiamo dunque rispondere alla domanda iniziale? Che tipo di asset è il Bitcoin? Come si posiziona rispetto all’oro?

Impossibile rispondere in modo definitivo, ma possiamo costruire un ragionamento basato su alcuni fatti.

Guardiamo l’andamento del prezzo dell’oro e del bitcoin nel 2020, un anno di crisi, e dunque un buon riferimento per testare il bitcoin sul fronte “bene rifugio”.

Come mostrato nel grafico sotto, gli andamenti del prezzo dell’oro e del bitcoin in USD sono piuttosto differenti. Il movimento del bitcoin è più fortemente correlato con l’andamento dell’indice S&P500 che con il prezzo dell’oro. Nel periodo più complesso e di paura sui mercati (Marzo 2020), gli investitori sono usciti dal bitcoin e dall’azionario con velocità. Il rischio percepito dagli investitori per il bitcoin è dunque simile a quello degli altri investimenti azionari (azioni ed obbligazioni).

Come conferma Aswath Damodaran la correlazione tra oro e Bitcoin nel 2020 è 0.1 (in una scala da 0 ad 1) mentre per Ethereum è 0.12. I valori correlano molto meglio con S&P500 con valori di 0.43 per il Bitcoin e di 0.45 per Ethereum 4.

Quindi riassumendo, quanto detto per ora:

  • Volatilità in possibile diminuzione come da indicatori sopra (mantenimento per più di un anno in aumento ed investitori
    istituzionali e grandi aziende che prendono posizioni rilevanti)
  • Movimenti in linea con il resto dell’azionariato nei momenti critici e non come un bene rifugio
  • Aggiungiamo l’elemento normativo. Sebbene ci siano sempre più entità finanziare con bitcoin in portafoglio, il bitcoin non è nelle riserve delle banche centrali, ed il quadro normativo è ancora in evoluzione.
  • Non è possibile accedere al proprio portafoglio bitcoin senza internet, o senza un dispositivo connesso. Questo per alcuni può essere un limite ed addirittura un problema. Il Bitcoin non si può mettere nella cassetta di sicurezza sotto il tappeto.

Forse il Bitcoin è sulla via di diventare un’alternativa all’oro o al dollaro (internet satellitare onnipresente permettendo, ed una volta universalmente accettato) ma non ancora.

Per ora non si muove come l’oro e non è universalmente riconosciuto, se un investitore cerca un bene rifugio, direi che il Bitcoin non lo è ancora.

In termini di prezzo dove può arrivare? Anche qui ogni previsione è presto smentita, ma in generale possiamo considerare alcuni elementi.

La capitalizzazione dell’oro è divisa in 3 grossi segmenti 5

  • Gioielli 47%
  • Investimento 39%
  • Altro (usi industriali ecc..) 14%

La capitalizzazione totale è di circa 10T USD, il che significa 4T USD nel segmento investimento (inclusivo delle riserve delle banche centrali). Chiaramente anche i gioielli sono “investimento” ma la natura del Bitcoin (virtuale) non gli consente di soddisfare i bisogni dei clienti di beni di lusso.

Se il Bitcoin raggiungesse una capitalizzazione del 50% del settore d’investimento dell’oro: 2T USD, significherebbe vedere il Bitcoin a 100.000 USD. C’e’ poi un potenziale di almeno 20% aggiuntivo se consideriamo che i Bitcoin persi sono del tutto inutili ed escono dal circuito del valore.

La stima: “50% del mercato d’investimento dell’oro” è del tutto arbitraria, ma data la velocità con cui i portafogli virtuali si sono diffusi rispetto alle carte di credito non è impossibile. Dopotutto tra 10 anni molti Millennials e Gen Z potrebbero cercare un bene rifugio per i loro capitali e credo saranno più inclini all’oro virtuale che fisico. Inoltre, sempre più investitori istituzionali si
stanno avvicinando il bitcoin, facendo anch’essi crescere la domanda.

Le altre cryptocurrency potrebbero conquistare una parte di questo mercato (oro virtuale), ma sono più adatte ai metodi di pagamento avanzato e non a magazzino di valore.


Qui l’articolo dove trovate ulteriori dettagli.

5  Dati del world gold council

  

LETTURE

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